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Tartu - Profilo storico

PROFILO GENERALE | PROFILO STORICO | PROFILO TURISTICO

Tartu

Fu fondata dai russi poco dopo l’anno mille con l’intento di costruire una fortezza, una sorta di enclave, protetta dalle incursioni dei finnici e degli stessi estoni. Inoltre il luogo dove sorse l’antica Tarbatu, era geograficamente ad alto valore strategico, crocevia tra le rotte commerciali che collegavano la Russia all’antica Livonia.

Nel XIII secolo i russi dovettero cedere la propria roccaforte ai cavalieri teutonici. I tedeschi fecero costruire un castello ed una cattedrale. Tartu prese il nome germanico di Dorpat, nome che mantenne sino al XIX sec. La città divenne sede vescovile ed entrò a fare parte della Lega Anseatica.

Nel 1558 ritornò sotto il controllo dei russi, dopo che fu riconquistata dalle truppe di Ivan il Terribile. Ma fu un’occupazione di breve durata.
Dopo “solo” quarant’anni, Tartu venne conquistata dagli svedesi che vi rimasero per oltre un secolo.

Il “periodo svedese” coincise con una notevole crescita economica e culturale della città. Venne fondata l’Università di Tartu nel 1633, sul modello di quella svedese di Uppsala.

Ma le mire russe sulla città non cessarono e nel 1704 l’esercito dello Zar Pietro il Grande piegarono la resistenza svedese. La repressione che ne seguì fu durissima. Migliaia di estoni accusati di aver combattuto al fianco degli svedesi vennero deportati in Siberia.

L’occupazione russa durò fino allo scoppio del primo conflitto mondiale. Nel 1918, anche a causa della caduta del grande impero zarista, nacque la Repubblica di Estonia.

Seguirono anni di relativa calma, durante i quali la città di Tartu divenne l’incontrastata capitale culturale del giovane Paese baltico. Oltre alla già citata Università, vanno ricordate la Scuola di Musica di Heino Heller, il Teatro Vanemuine e l’ Accademia d’arte Pallas.

Durante la seconda guerra mondiale (1940-1944) la città fu il tragico teatro di una pesante contesa tra i tedeschi e i russi. Questo causò, oltre ad ingenti danni, immani sofferenze per la popolazione. In particolare la ritirata delle truppe naziste fu lastricata di sangue, come ricorda il monumento sulla strada di Vagla in memoria del genocidio di dodicimila persone.

La fine del secondo conflitto mondiale segnò anche la fine della giovane Repubblica Estone. Il Paese entrò a far parte dell’immensa “galassia sovietica”. La censura russa causò, tra l’altro, l’immediata chiusura della facoltà di Teologia dell’Università. Malgrado ciò, per circa quarant’anni l’Università di Tartu rimase uno degli atenei più prestigiosi di tutta l’Unione Sovietica.

 IL TRICOLORE ESTONE

La nascita della bandiera estone risale al lontano 1881 quando un gruppo di studenti di Tartu, dopo lunghe e accese discussioni, decisero per il tricolore: blu, nero e bianco. Il colore blu rappresentava la speranza e la fiducia nel futuro, il bianco la cultura e la saggezza e il nero le sofferenze e il dolore patite nel passato.
Passarono però parecchi anni prima che la bandiera venisse realizzata e solo nel 1917 fece la sua comparsa in un contesto politico. L’anno dopo con la dichiarazione di indipendenza, il vessillo estone venne orgogliosamente issato sul Pikk Hermann, nel cuore della Città Vecchia. Lì rimase per oltre vent’anni, fino a quando l’Estonia non entrò a far parte dell’Unione Sovietica.
Seguirono anni in cui l’esposizione del tricolore estone fu severamente vietato da Mosca. Ma gli estoni, orgogliosamente, nascondevano le proprie bandiere nei meandri più nascosti delle proprie abitazioni.
Nel febbraio del 1989, dopo oltre quarantacinque anni la bandiera estone tornò a sventolare sulla cima del Pikk Hermann.

Sito ufficiale della Città di Tartu: www.tartu.ee
 


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