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Storia

Storia

Sulla riva destra del Mar Baltico risiedono le popolazioni estoni, che hanno gli stessi costumi e abbigliamenti degli svedesi; la loro lingua assomiglia di più a quella dei Britanni. Adorano la madre degli dei. Come è tipico della loro superstizione, portano immagini del cinghiale selvatico, il quale è anche utilizzato per fabbricare armi, è la salvaguardia di tutti e protegge dai nemici ogni adoratore della dea. Raro è fra essi l’uso di armi di ferro ma è frequente l’uso di mazze. Nel produrre grano e altri frutti della terra lavorano con più assiduità e impegno di quanto avviene tra i pigri germanici. Anzi, essi cercano perfino nel mare e fra tutti sono il popolo che raccoglie l’ambra.

da “La Germania” di Tacito, 97 d.C.

Le più remote testimonianze della presenza umana in Estonia risalgono a circa 10.000 anni fa.
Attorno al 3000 a.C. giunsero nella regione alcune tribù di origine ugro-finnica che si unirono alle popolazioni neolitiche già presenti sul territorio.

Nel 1200 d.C. nel Paese ci furono alcune crociate, volute dal Papa al fine di “cristianizzare” l’area baltica, al tempo ritenuta pagana.

Nel XIII secolo, l’Estonia, era dominata dai danesi a nord (periodo durante il quale viene fatta risalire la fondazione di Tallinn) e dai cavalieri teutonici a sud.

La popolazione locale, cercò di ribellarsi ripetutamente alla dominazione straniera. L’insurrezione più violenta avvenne nel 1343. Gli estoni misero a ferro e fuoco Tallinn nel tentativo di cacciare gli occupanti danesi. La rivolto durò due anni e venne repressa nel sangue. Ma non fu una ribellione vana. I danesi, a causa delle gravi perdite subite, cedettero la parte settentrionale del Paese, all’ Ordine Livoriano.

Nel XIV secolo, Tallinn, Tartu e Parnu entrarono a far parte della Lega Anseatica, con un conseguente sviluppo commerciale ed economico.

Nel XVI secolo, le truppe russe, guidate da Ivan il Terribile, invasero l’Estonia portando terrore e distruzione. I russi volevano crearsi uno sbocco sul Baltico e l’Estonia. Nei loro piani, questa terra doveva rappresentare un avamposto sia militare che economico strategicamente determinante per il controllo di tutta l’area.

Nel XVII secolo, la Svezia dichiarò guerra alla Russia. L’Estonia divenne rapidamente un campo di battaglia. Le due superpotenze dell’epoca diedero vita ad uno scontro lungo e particolarmente cruento, al termine del quale i russi uscirono sconfitti.

La dominazione svedese coincise con un lungo periodo di pace e di prosperità. Dopo le devastazioni dei secoli precedenti, il Paese si risollevò dalle ceneri della guerra. Fiorirono il commercio e la cultura. Le scuole si diffusero su tutto il territorio e vennero pubblicati i primi testi in lingua estone. Venne fondata l’università di Tartu.

Il “periodo svedese” fu malgrado ciò, relativamente breve. La Russia trovò un prezioso e potente alleato nella Danimarca. Gli svedesi, appoggiati dalla popolazione locale resistettero per quasi dieci anni (1701-1710). Alla fine dovettero capitolare. Tartu venne completamente distrutta e i suoi abitanti deportati in Russia.

Per oltre mezzo secolo i contadini estoni furono sottoposti ad ogni tipo di vessazione e ridotti a servi della gleba. Le riforme svedesi vennero cancellate. Un’epidemia di peste, nel 1710 contribuì a decimare una popolazione fortemente provata dalla guerra e dalla fame.

Il XIX secolo fu caratterizzato dalle lotte e dalle riforme dei contadini. Fu approvata una riforma agraria che diede la possibilità ai contadini di poter acquistare la terra da loro lavorata. Nacquero alcuni importanti movimenti di patrioti che diffusero nel Paese una forte identità nazionale.

La reazione zarista anche se prevedibile fu particolarmente dura. La lingua russa divenne obbligatoria e la religione ortodossa quasi imposta. Le organizzazioni per la difesa dei diritti dei contadini e quelle patriottiche furono messe al bando.

Ma il “risveglio nazionale” era ormai  un fenomeno in atto e per molti versi irreversibile. Nel 1905 scoppiarono disordini in tutto il Paese. I moti e le sollevazioni popolari furono, ancora una volta repressi nel sangue. Da questa situazione seppe trarre vantaggio la nobiltà germanica che vide rafforzati i propri privilegi.

Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale coincise con la Rivoluzione Russa del 1917 che portò alla fine del periodo zarista. Il 14 luglio il Consiglio Nazionale Estone divenne il “governo provvisorio” del Paese e il 24 febbraio 1918 proclamò la Repubblica Democratica Indipendente.

La borghesia tedesca, non accettò di buon grado la proclamata indipendenza, timorosa di perdere i privilegi sia economici che sociali che si era conquistata nel tempo. Ma la sconfitta tedesca al termine del primo conflitto mondiale, facilitò la resistenza estone. Nel 1919 fu eletta l’Assemblea Costituente.

L’indipendenza durò per un ventennio. Fu confermata e rinforzata la Riforma Agraria, venne firmato un trattato di non belligeranza con l’Unione Sovietica e il 19 giugno del 1920 venne promulgata la Costituzione.

Alla fine del 1924 ci fu un tentativo di colpo di Stato, respinto dagli indipendentisti estoni. L’economia, malgrado la situazione politica fortemente instabile, iniziò a dare importanti segnali di crescita. Nel 1928 fu coniata e messa in circolazione la moneta locale, la Corona Estone.

Ma la crisi mondiale del 1929, seguito al crollo di tutte le principali borse mondiali ebbe per il giovane Stato baltico anche una forte ripercussione politica. Dopo una fase di “calma apparente” nel 1934 ci fu un altro colpo di Stato. Che a differenza di quello tentato esattamente dieci anni prima, riusci’. Il Parlamento venne di fatto chiuso e i diritti civili e politici dei cittadini quasi azzerati.

Il 23 agosto del 1939 il Patto Ribbentrop- Molotov firmato dai nazisti con i russi portò alla spartizione di tutta l’area baltica da parte delle due superpotenze dell’epoca. Ai russi spettò il controllo dell’Estonia, che venne occupata il 17 giugno del 1940. Il 6 agosto 1940 l’Estonia entrò a far parte dell’Unione Sovietica.

I dissidenti e i nazionalisti estoni furono vittima di una repressione durissima, molti fuggirono all’estero. Altri vennero inviati nei campi di lavoro in Siberia.

Nel 1941 l’Estonia venne occupata dalle truppe naziste. L’occupazione durò fino al termine del Secondo Conflitto Mondiale, quando l’Armata Rossa  riprese il controllo del Paese. Seguirono anni molto difficili. Mosca rinvigorita dalla vittoria sui nazisti, impose un processo di “russificazione” in tutta l’area baltica.

Solo nella seconda metà degli anni cinquanta, si verificò un certo decentramento del potere, che consentì all’Estonia una certa autonomia. L’economia iniziò un processo di crescita che portò in poco tempo ad un conseguente aumento dei salari. Gli operai estoni erano tra i “meglio retribuiti” di tutta l’Unione Sovietica.

Nell’agosto del 1987 si tenne a Tallinn una manifestazione politica tesa a mettere in discussione, dopo anni di sottomissione, l’egemonia di Mosca sul Paese. Il 6 novembre del 1988 il Soviet Supremo Estone votò una Dichiarazione di Sovranità Nazionale, primo concreto passo verso una definitiva indipendenza.

Il 23 Agosto del 1989 i Fronti Popolari di Lituania, Lettonia ed Estonia organizzarono un’ imponente manifestazione che segnerà per sempre il destino dei tre Paesi Baltici. Una catena umana unì simbolicamente Tallinn a Vilnius, richiamando l’attenzione del mondo sul forte desiderio di indipendenza presente nella regione.

Il 12 Marzo 1990 venne eletto da oltre 600 mila estoni il Congresso Estone al quale seguì la dichiarazione di nullità e di illegalità delle leggi sovietiche sul territorio estone da parte del Soviet Supremo Estone. Nel marzo del 1991 un referendum popolare stabilì che quasi l’80% della popolazione era favorevole all’indipendenza.

Nel settembre del 1992 si tennero le prime libere elezioni della storia estone. Durante gli anni novanta una “liberalizzazione selvaggia” ha dato vita a fenomeni di corruzione e criminalità. Nel 2003 questo malcontento portò al governo Res Publica, una formazione politica con un programma che metteva tra i suoi punti principali la “questione morale”.

Accanto alla questione morale si impose all’attenzione degli osservatori, anche internazionali, una “questione russa”. Nel 1990 la popolazione di lingua russa ammontava al 30% del totale. Il varo della “legge sulla cittadinanza”, che imponeva l’obbligo di sottoporsi ad un esame di lingua estone, generò malcontento e proteste tra le cosiddette minoranze linguistiche. A circa 200.000 persone venne negata la cittadinanza, malgrado fossero rimaste a vivere e a lavorare nel Paese.

Un referendum, nel settembre del 2003, sancì la volontà della quasi totalità degli aventi diritto al voto, di far entrare il Paese nell’UE. Nel maggio del 2004 l’Estonia entra ufficialmente a far parte dell’UE.

 

Tallinn

Tallinn, capitale della Repubblica di Estonia, è una città dai tratti spiccatamente medioevali.

Tartu

Tartu è una città universitaria situata nella parte sud orientale del Paese.

Pärnu

La città deve il suo nome al fiume omonimo che l’attraversa prima di gettarsi nelle acque del Mar Baltico.

Speciale Helsinki

Capitale della Finlandia, Helsinki è una metropoli di piccole dimensioni.